University and Cyberspace: lost in transition?

‘University and Cyberspace” (Politecnico d Torino, 28-30 giugno 2010): titolo un po’ retrò per un convegno importante che semina futuro (Reshaping Knowledge Institutions for a Networked Age) nell’ambiente statico e scoraggiato dell’accademia italiana. Un convegno che trasmette da subito un elemento non comune in questa tipica forma di comunicazione accademica: l’entusiasmo. Anche a distanza, come ho potuto seguirlo io. L’evento ha avuto una discreta copertura su Twitter (618 tweets), grazie soprattutto alla “cronaca” tenuta da @cyberuniversità e al suo legame con LaStampa.it, che ha dedicato alcuni articoli alla tre giorni: Le sfide dell’e-learning per l’università e Apertura, condivisione, collaborazione. Ecco l’università ai tempi di Internet. e Le università salvate da Internet.
Ma anche grazie alle interviste in video organizzate da Polimedia, espressione creativa degli studenti di ingegneria di cinema e comunicazione del Politecnico.

Seguire un convegno a distanza attraverso il video streaming e i social media è sempre un’esperienza strana e interessante, che ogni volta devi ricreare con i mezzi e il tempo che hai a disposizione. Ha a che fare con la gerarchia della distrazione digitale da gestire; costringe a continue inferenze, stimolate dai frammenti colti, per completare il quadro del contesto reale in cui l’evento avviene; spesso s’intreccia in tempo reale con altri eventi su temi simili che hanno luogo contemporaneamente. E così, mentre a Torino in U & C si sviluppavano i temi in parallelo dei digital natives, della knowledge production e della physical/virtual infrastructure, la mia personal learning network su Twitter mi segnalava a Manchester l’intervento di Steve Wheleer sulle Digital Tribes and the Social Web e la filippica di Tara Brabazon contro Google, visto come “il McDonald delle modalità di ricerca” (@timbuckteeth Brabazon: Students need less choices on the Internet, not more. Digital dieting is needed in HE #altcmu (ooh, er…controversial eh?). Tony Bates nel suo blog commentava (Innovate or Die) quattro report sulla necessità per le istituzioni universitarie di rinnovarsi per sopravvivere e durare nel tempo. Mentre Grainne Conole della Open University si apprestava a tenere una key note ad #EDMEDIA: What would learning in an open world look like? A vision for the future.
Anche questi pochi rimandi, rafforzano l’importanza e l’urgenza dei temi trattati a Torino, ma richiedono anche che il discorso continui, si approfondisca e si faccia progetto, proprio attraverso l’uso della rete nella quale il convegno ha disseminato tracce interessanti.

Ci vorrà tempo per elaborare i numerosi spunti emersi dalle fitte sessioni pensate da Juan Carlos De Martin, ma vorrei iniziare a mettere dei post-it su alcune suggestioni:

– l‘intervista a Mario Calabresi: mi sembra colga bene la prospettiva dell’innovazione quando parla della necessità di pensare e gestire nel medio-lungo periodo la transizione dal “vecchio” (università/giornalismo) al “nuovo” (in entrambi gli ambiti, attraverso il driver della tecnologia). La sfida vera e difficile è pensare la complessità del cambiamento in un contesto specifico, secondo livelli e velocità differenti a seconda degli stakeholders coinvolti.

– l’attenzione al cotnesto specifico è particolarmente importante laddove l’innovazione si serve della tecnologia: se prendiamo come riferimento gli Horizon Reports, i rapporti sulle tendenze di adozione di strumenti e ambienti tecnologici nell’ambito universitario, ci rendiamo subito conto delle differenze nei trend di adozione quali sono pubblicati nel report generale 2010 (basato sul contributo di 10 Paesi di 5 continenti) e i trend emergenti nel report regonale in corso di elaborazione per l’America Latina. Dove si colloca il contesto universitario italiano?

– in questo senso, non sono così sicura che la metafora dei nativi digitali, pur così affascinante, sia effettivamente utile per disegnare nuovi contesti di apprendimento. E’ cosa nota che tale metafora generazionale è stata ampiamente discussa e smentita da diversi studi basati su dati empirici. Applicata ai contesti universitari, questa metafora suscita ancora più interrogativi.

Nella prima giornata è stato detto che “i nativi digitali sono da intendersi come un fenomeno, come un gruppo, una popolazione”. Possiamo permetterci di progettare solo per un gruppo emergente? La ricerca Responding to learners ha indagato nel 2009 la percezione e gli usi della tecnologia degli studenti universitari di quattro atenei britannici, molto differenti tra di loro per dimensioni, tradizione, prestigio e organizzazione. Il quadro che ne emerge è di una grande varietà di competenze digitali, di attitudini, di bisogni e di istanze avanzate dagli studenti. Non c’è da stupirsi che anche in contesti tecnologicamente avanzati come gli Stati Uniti, gli studenti dei college “need more IT support“.
Un ricercatore di Oxford (White, 2009) ha anche avanzato l’ipotesi che si rischi un nuovo tipo di digital divide, più sottile e profondo, che va al di là delle differenze generazionali: il divide tra coloro (visitors) che intendono l’uso della tecnologia come “una cassetta per gli attrezzi”, dalla quale si prende di volta in volta lo strumento che serve; e coloro (residents) che intendono gli strumenti tecnologici come “spazi da abitare”, nei quali costruire la propria identità digitale, in senso personale e/o professionale.
La questione centrale allora diventa piuttosto quella della definizione e promozione delle digital literacies

Non ci possiamo permettere di perderci in questa transizione, omettendo di studiare con attenzione i contesti da modificare: perchè, per usare un ormai “vecchio” adagio di Mike Wesch, The Maching is (us)ing us.

E questo vale anche per i docenti e ricercatori, ma in un’altra puntata…

Advertisements
This entry was posted in Uncategorized and tagged , , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s